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Progetto habitat e salute della comunità

PROGETTO HABITAT E SALUTE DELLA COMUNITA'


Premessa


Il Movimento Reggini Indignati propone, in via sperimentale, un nuovo modello di risposta infermieristica: l’infermiere di famigliainserito nel contesto delprogetto habitat e salute delle comunità. Esso seleziona, come aree d’azione integrata, quattro zone con edifici di proprietà del Comune. Prevede di applicare un modello d’intervento, secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, fatto d’azioni sinergiche tra enti, associazioni, rappresentanze dei cittadini per perseguire la promozione integrale della salute. L’azione fondamentale è il coinvolgimento dei residenti con metodologie che valorizzano le loro istanze e capacità di proposta e cooperazione.

Cambiare cultura e approccio ai temi della salute assieme alla gente
Già dai primi incontri, organizzati con i cittadini , è emerso un elevato tasso di problematicità del contesto, da subito si è evidenziata la necessità di realizzare interventi a più livelli, integrare maggiormente le risposte, pianificare azioni consistenti e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, ritenute troppo distanti se non latitanti.
Si è aperto il dibattito sulla salute della collettività in interazione con l’ambiente, su come la prevenzione obbliga più attori istituzionali a dare risposte integrate e interdisciplinari, sulle infinite possibilità di cura e riabilitazione fuori le mura dell’ospedale.
Rivoluzione ed evoluzione del nursing di territorio

Il dibattito ha innescato una rivoluzione ed un’evoluzione anche nell’approccio teorico e operativo dell’assistenza infermieristica di distretto. Un nursing chiamato, dalle nuove pratiche quotidiane, a confrontarsi anche con problematiche abitative, di degrado ambientale, disagio economico e inquinamento. Un’assistenza infermieristica a tutto tondo che si apre alla collettività con risposte innovative e diversificate in rapporto all’emergere di nuovi bisogni del singolo e dei gruppi implementando azioni volte all’educazione alla salute più che all’educazione sanitaria. Un nuovo modo d’essere infermiere in linea con gli indirizzi della dichiarazione politica, health21 per il 21mo secolo, della regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità (Helsinky, 1999).
La dichiarazione raccomanda, infatti, ai paesi membri di promuovere l’infermiere di famiglia con funzioni di prevenzione (primaria, secondaria e terziaria), assistenza diretta (progetti personalizzati di nursing) e d’urgenza.

La finalità generale della dichiarazione è il raggiungimento del pieno potenziale di salute per tutti quale valore e diritto universale in rapporto anche all’obiettivo di migliorare la qualità di vita del singolo e delle popolazioni all’interno di una crescita economica sostenibile. Le strategie politiche evidenziate sono le seguenti:
  • promuovere un processo di sviluppo che comprenda gli attori rilevanti per la promozione della salute allo scopo di garantire decisioni comuni, interventi integrati, interdisciplinari e la responsabilizzazione dei singoli e delle popolazioni sui temi della salute;
  • valutare i determinanti della salute anche quelli sociali e culturali;
  • predisporre sistemi di valutazione dei risultati sulla salute;
  • assicurare un’assistenza sanitaria di base integrata e orientata a famiglie e comunità;
  • garantire sistemi ospedalieri flessibili e di supporto all’assistenza sanitaria di base.

La convinzione di fondo è che sia necessario interagire con il nucleo familiare che rappresenta la cellula della società e soggetto primario della promozione della salute.

L’infermiere di famiglia, oltre ad essere un protagonista nei processi integrati d’educazione alla salute, può svolgere un ruolo rilevante nell’individuare precocemente problemi sanitari e sociali e chiedere l’intervento integrato di servizi adeguati. Può evitare inutili ricoveri, favorire la deospedalizzazione tempestiva allo scopo di migliorare la qualità di vita del cittadino e favorirne il reinserimento sociale.


L’infermiere di famiglia
La convinzione di fondo è che non si fa salute curando la malattia ma nemmeno perseguendo il benessere del singolo. E’ necessario rapportarsi e aprirsi ai bisogni della famiglia e della collettività e saper sgombrare il campo da pregiudizi.
La famiglia, con una persona anziana che vuole vivere e morire nel suo ambiente laddove il figlio ritiene l’istituzionalizzazione la risposta più appropriata, non può, ne deve essere valutata in modo riduttivo come povera di valori o contenuti.
La famiglia, con reddito minimo e bassa scolarità, non può essere giudicata come responsabile del disagio dei figli. La famiglia, nelle sue forme diversificate e nuove, è un organismo unico in interazione con il contesto, da prendere in carico nel suo insieme in una società in continua evoluzione. L’estinzione della famiglia allargata, che garantiva sostegno al componente in stato di bisogno, la crisi del nucleo familiare, l’aumento di famiglie monocomposte, sono fenomeni sociali che obbligano i servizi a trovare modi d’intervento coordinati per garantire risposte adeguate ai bisogni.
L’infermiere di famiglia, all’interno del progetto interistituzionale e in un contesto articolato, ha per l’appunto l’obiettivo di prendere in carico il nucleo familiare. L’attività dell’infermiere è particolarmente complessa perché complesso è il nucleo familiare costituito da generazioni, esigenze e spesso culture diverse dei suoi componenti.
La visita a domicilio è il primo strumento che gli consente d’effettuare una valutazione globale dei bisogni del nucleo, evidenziare e comprendere le peculiarità di ciascun componente e realizzare un rapporto di fiducia, ciascuna con il loro infermiere.

Per facilitare l’accessibilità della famiglia al proprio infermiere l' ASP (azienda sanitaria provinciale) dovrà' istituire la tessera dell’infermiere di famiglia, nella quale oltre al nominativo e al recapito telefonico del professionista di riferimento è anche riportato un recapito telefonico disponibile dodici ore al giorno durante tutto l’arco della settimana. L’infermiere, per questi nuclei familiari, è dunque il regista di un percorso assistenziale e non la comparsa temporanea in un momento di crisi di un componente.





Conclusioni

L’esperienza, sinora maturata, consente già di valutare positivamente le nuove modalità di approccio dell’infermiere di famiglia ai problemi di salute del nucleo familiare come proposte dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’infermiere si presenta e presenta il contesto in cui opera. Avvicina i servizi alla famiglia, fa conoscere le risorse, l’organizzazione e i doveri delle istituzioni, consente ai componenti la famiglia di far valere i propri diritti e indirizzare la domanda in modo appropriato. Affianca e collabora con il medico di medicina generale per offrire risposte qualificate, si pone come lettore e interprete di bisogni diversificati da interfacciare con le risposte istituzionali. E’ terapeuta nell’ambito della propria sfera di competenze, professionista autonomo che si rapporta con gli altri attori del sistema sanitario e sociale, consapevole che le barriere comunicative, per il cittadino, non sono meno invalicabili delle barriere architettoniche.

Francesco Anoldo MRI

Bibliografia

M.G. Spinola, L’assistenza infermieristica ed ostetrica nel 21° secolo, (DVLR02016/6) servizio per i rapporti internazionali e le politiche comunitarie, 1999.
J.B. Gorge, Le teorie del nursing, Utet, 1995.
C. Viafora, Etica infermieristica, umanizzare la nascita, la malattia e la morte, Ambrosiana, 1989.
A.A.A. L’infermiere, organo ufficiale della Federazione Nazionale IPASVI, n. 1 1999.
A.A.A. L’infermiere, organo ufficiale della Federazione Nazionale IPASVI, n. 3 2000.

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