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Coppia uccisa, primi risultati autopsie: non esclusi complici e violenza sessuale

Gli esami sui corpi di Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez, trovati morti nella loro villa a Palagonia, suggerirebbero che sulla scena del delitto c'era più di una persona. La donna, secondo "alcuni indizi che non danno certezze", sarebbe stata violentata. Nessuna ammissione dall'ivoriano, ospite del Cara di Mineo, fermato
La figlia dei coniugi: "Anche colpa dello Stato" 

Arrivano i primi risultati della duplice autopsia compiuta sui corpi di Vincenzo Solano, 68 anni, e della moglie, la spagnola Mercedes Ibanez, di 70: i coniugi sono stati uccisi il 30 agosto scorso durante una rapina nella loro villa di Palagonia, nel Catanese. Per il duplice omicidio è stato fermato un ivoriano di 18 anni, Mamadou Kamara.

I primi risultati delle autopsie - Le armi utilizzate dai rapinatori, secondo l’autopsia, potrebbero essere un cacciavite e una grossa tenaglia o una pinza. L’esame medico, secondo fonti giudiziarie, porterebbe inoltre ad ipotizzare che sulla scena del delitto ci fosse più di una persona. Dall’autopsia su Mercedes Ibanez, poi, sarebbero emersi elementi che porterebbero a ipotizzare che la donna sia stata violentata. Sono “soltanto indizi – riferisce la fonte giudiziaria – anche se diversi, che non danno certezze”. Certezze che arriveranno solo dopo altre analisi. Il deposito della consulenza è previsto entro 60 giorni.

Mercoledì i funerali - Per domani pomeriggio, mercoledì 2 settembre, sono previsti invece i funerali della coppia. La camera ardente è stata aperta nella sala Azzurra del Comune di Palagonia, anche perché la casa della famiglia è ancora sotto sequestro. Dopo lo sfogo di lunedì, in cui accusava “anche lo Stato” della morte dei suoi genitori, torna a parlare Rosita Solano, una delle figlie dei coniugi uccisi. “La morte dei miei genitori evidentemente non merita neppure un twitter da parte del premier Renzi e del ministro Alfano”. E ancora: “Voglio giustizia e non polemiche politiche: Renzi venga a parlami, a metterci la faccia. Prima del funerale, non vogliano défilé in chiesa. Quando è stato nominato premier ho pensato che l'Italia finalmente si sarebbe fatta valere anche in Europa, invece...”. E sull’ipotesi di violenza sessuale: “Io non ne so niente, quando avrò la certezza ufficiale ne riparleremo, attendo risposte certe prima. Lasciateci due giorni per la nostra famiglia”.

I sospetti sull’ivoriano - Per domani è prevista anche l’udienza di convalida, davanti al Gip, del fermo di Mamadou Kamara eseguito due giorni fa dalla polizia di Stato. Al Giudice per l'udienza preliminare, il procuratore capo Vincenzo Verzera chiede la contemporanea emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il giovane, sbarcato a Catania l'8 giugno scorso, era ospite del vicino Cara di Mineo. Per lui, per il momento, non cambia il capo d’imputazione: è indagato per duplice omicidio aggravato. La polizia scientifica, intanto, prosegue i rilievi nella casa e su un paio di mutande da uomo insanguinate trovate nel giardino. L’obiettivo è anche quello di individuare eventuali complici. Gli investigatori stanno anche controllando i tabulati del cellulare personale dell’ivoriano. Il ragazzo non ha fatto alcuna ammissione. “Il borsone (con dentro cellulare e pc portatile delle vittime, ndr) l'ho trovato per strada, che male c'è?”, dice. E aggiunge: “Perché mi state trattenendo, visto che ho chiarito tutto? Tra l'altro sono uscito alle 6 e sono rientrato adesso non avrei avuto il tempo di andare e tornare da Palagonia”. Ma la registrazione dell'uscita non esiste e il poliziotto di turno nega di averlo visto passare dall'ingresso principale. Potrebbe aver saltato la recinzione o passato da uno dei buchi che vengono creati. Ma i particolari che lo accusano non sono soltanto legati al borsone. Dentro c'erano anche un suo paio di pantaloni neri macchiati di sangue e una cintura bianca, con una grossa fibbia: gli stessi che indossa, puliti, in una foto contenuta sul suo cellulare. Al momento in cui è stato bloccato, invece, indossava una magliettina grigia di un'impresa di Palagonia con la quale Vincenzo Solano collaborava, i pantaloni di diverse misure più grandi e le pantofole dell'uomo. Capi che la figlia della vittima ha riconosciuto in commissariato in maniera certa. Secondo la tesi dell'accusa, l'ivoriano dopo la strage si sarebbe cambiato gli abiti per non destare sospetti al suo rientro al campo

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