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Fermo, la versione dei testimoni: "I nigeriani hanno aggredito"

Ancora da chiarire le dinamiche della morte del nigeriano a Fermo. Tutti i testimoni confermano il racconto fornito dall'ultrà arrestato: "Si è difeso"
La sera della morte di Emmanuel Chidi Namdi aFermo, erano quattro le persone presenti alla rissa. Sono loro ad aver visto il pestaggio del nigeriano da parte dell'ultrà della Fermana, Amedeo Mancini. Tre donne e un uomo (l'amico che accompagnava Mancini) che confermano il racconto fornito dell'arrestato.
La ricostruzione dei testimoni
Da una parte c'è la versione quella della moglie della vittima, che accusa Mancini (ora indagato per omicidio preterintenzionale) di aver pestato senza motivo suo marito. Dall'altra, c'è il racconto dell'accusato, versione "confermata da quattro testimoni".
I quattro testimoni, insomma, hanno tutti fornito - separatamente - la stessa versione dei fatti. Eccola: intorno alle 15 - riporta il Resto del Carlino - Mancini avrebbe urlato qualcosa alla moglie del nigeriano (non si sa ancora cosa: lei dice di essere chiamata "scimmia", l'accusato di averli rimbrottati "perché stavano aggirandosi in modo sospetto intorno alle auto"). Successivamente, il nigeriano e la moglie (che dopo "l'insulto" avevano continuato a camminare) sarebbero quindi tornati indietro. I quattro testimoni concordano nel dire che la donna avrebbe urlato contro Mancini, mentre il marito lo avrebbe spinto e poi avrebbe estratto un palo dei segnali stradali colpendo Mancini e "facendolo cadere a terra" (la moglie sostiene, invece, che a usare per primo il cartello stradale sia stato il 39enne italiano).
Sempre secondo i testimoni, l'ultrà a quel punto si sarebbe rimesso in piedi, colpendo Emmanuel "con un solo pungo" (come detto dal legale dell'accusato). "Il mio assistito - continua l'avvocato - non si aspettava che il pugno sferrato al migrante avesse questo effetto, e colloca l'episodio in un contesto difensivo".
Sul Carlino, inoltre, è stata pubblicata un'intervista ad una delle testimoni. E' stata Pisana Bachetti a chiamare la polizia e ricostruisce così la vicenda: "Purtroppo ho assistito alla scena - dice al Carlino - ed ho visto che il giovane fermano, prima di sferrare il pugno, è stato letteralmente assalito dalla vittima e da sua moglie (qui la versione di Chimiary)". Anche lei poi conferma la versione dell'accusato, che sostiene di essere stato colpito con il palo stradale e poi di aver reagito con un solo (fatale) pugno: "Lo hanno picchiato per quattro o cinque minuti e lo hanno colpito anche con il palo di un segnale stradale". Poi aggiunge: "Voglio precisare che quel povero ragazzo nigeriano, prima di cadere a terra per un pugno subìto, si è reso protagonista di un vero e proprio pestaggio del 39enne fermano. Per quattro o cinque minuti è stato attaccato simultaneamente dal giovane di colore e da sua moglie. Il nigeriano addirittura lo ha colpito con un segnale stradale trovato nei pressi facendolo cadere a terra e poi hanno continuato a picchiarlo. Quando ho visto quella scena, ho chiamato la polizia perché temevo per l’incolumità del 39enne fermano, che ha reagito con un colpo, purtroppo per la vittima, ben assestato. Qualcuno ha cercato di intervenire, ma è stato preso a scarpate dalla moglie del giovane di colore. Casualmente sono giunti sul posto gli agenti delle polizia municipale, perché, nel frattempo, la moglie di Emmanuel aveva fatto unatelefonata ed erano arrivati una quindicina di nigeriani pronti ad entrare in azione".
Come ricostruisce ancora il Resto del Carlino, da una prima analisi sul corpo della vittima, i segni dei traumi sarebbero "compatibili con la versione fornita dal 39enne fermano". Ovviamente il segnale stradale è ora nelle mani della polizia, che ha riscontrato come non vi siano "tracce di sangue".

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